17 maggio: Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bisfobia e la transfobia.

Una ricorrenza per la quale si è scelta la data in cui, nel 1990, l’Oms ha definitivamente depennato l’omosessualità dalle patologie mentali. Alle celebrazioni si unisce anche Avis che ha saputo porsi – e continua a farlo sempre più convintamente – come casa aperta a tutti.

Non sono mai appartenuti alla famiglia avisina i preconcetti che, alimentati da una visione limitata, spesso portano a discriminazioni. L’orientamento sessuale non è, infatti, tra le caratteristiche prese in esame per l’anamnesi dei nuovi donatori di sangue.

Dal 2001 in Italia si sono abbattute tutte le barriere formali di preclusione, stabilendo come criterio generale, nella valutazione di sicurezza degli emocomponenti, che per raggiungere la poltrona e tendere il braccio, per chiunque scelga di donare una parte di sé, è necessario l’ottimale stato di salute complessivo e tenere un corretto stile di vita.

Orientamento sessuale e identità di genere non sono un ostacolo per moltiplicare il bene e aiutare chi è in difficoltà. Ma tale apertura continua a non essere patrimonio di tutti.

In molti Paesi, purtroppo, omosessualità, bisessualità e transessualità vengono ancora vissute, a prescindere, come motivo di rischio, come un limite invalicabile per le donazioni.

Per questo Avis, con lo spirito di universale accoglienza e condivisione che caratterizza il suo impegno quotidiano, partecipa alla Giornata Internazionale contro Omofobia, Bisfobia e Transfobia, istituita in Europa nel 2007, a sostegno di libertà e uguaglianza.

Perché il sangue è sangue e un dono è un dono, che può valere una vita.

Buon 17 maggio a tutti!

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